

Al momento in cui si scrive la adozione del figlio/figlia del partner ai sensi della legge 184/83 art.44 lettera d) risulta l’unica àncora di salvataggio per le nostre famiglie, nel mare di diritti civili negati e che ha una calma piatta inquietante.
L’adozione del figlio o della figlia del partner, più frequentemente detta “step-child adoption” o adozione co-parentale, consente di adottare il figlio/a, che non abbiamo avuto modo di riconoscere alla nascita all’anagrafe.
Tutto ciò nonostante un (più che) consapevole percorso di genitorialità, nonostante questo percorso rappresenti la faticosa realizzazione dei nostri sogni… nonostante sia stato già un percorso lungo ed irto di ostacoli. Tant’è.
Il procedimento giudiziale si svolge in tempi ragionevolmente brevi, non tanto quanto può esserlo l’andare all’anagrafe a riconoscere il proprio figlio o la propria figlia (sic!) Ma ragionevolmente entro un anno – mediamente -si ha la sentenza del giudice. Ciò varia da tribunale a tribunale.
Competente, infatti, è il tribunale dei minorenni del luogo di residenza della coppia, almeno fino a quando non vi sarà a regime il Tribunale delle persone, minorenni e famiglia (d.lgs. n. 149/2022).
Con la sentenza potremmo così essere sicuri e sicure che nessuno potrà cancellare le famiglie che tanto faticosamente si sono costruite. Nè togliere i figli ai genitori o ai figli cancellare un genitore, come invece stanno continuando a fare alcune Procure italiane su spinta del Governo in carica.
A Milano anche la Corte d’appello ha, purtroppo, riconosciuto legittima la cancellazione del riconoscimento alla nascita del comune fatto dalle mamme. A Padova, nonostante il tribunale abbia dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla Procura, per far eseguire le cancellazioni delle registrazioni alla nascita, ora se ne discuterà in sede di appello. Appello peraltro presentato contro le famiglie omogenitoriali con i soldi di tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese. È bene che si sappia che la crociata politica di questo governo intende continuare a mettere al bando e discriminare una minoranza di cittadini e cittadine.
A Brescia , fuori dal coro, la Corte d’appello ha invece riconosciuto la possibilità della registrazione alla nascita, in barba al rifiuto del Comune di procedervi.
La Corte costituzionale ancora una volta richiama il legislatore a prendere posizione ai fini di una tutela di tutte le famiglie.
E così, con la solidarietà della gente, con il supporto di alcune istituzioni e l’avversione di altre, andiamo avanti a testa alta per affermare i diritti civili che spettano a chiunque, rivolgendoci a chi (i giudici dei minori) ha per fortuna compreso, sdoganato ed acclarato che il diritto di fare una famiglia si può colorare di arcobaleno.
Marzo 2024